Arsenio e i piani energetici

Era una calda notte d’estate, i moscerini erano più noiosi e numerosi del solito. Arsenio tornava lentamente verso casa pedalando con la sua bicicletta vecchia di anni alla quale era troppo affezionato per decidere di sostituirla. La luna piena rischiarava il suo pedalare e l’assenza del rumore di altri veicoli lo immergeva in un silenzio quasi irreale.

Appena giunto in prossimità del paese di Pezzana, vide che nel vicino fosso galleggiavano alcuni fogli di carta. Arsenio, noto anche per la sua innata curiosità, si fermò e scese dalla sua bicicletta adagiandola con cura sul ciglio della strada. Dopo aver dato un rapido sguardo a 360 gradi per assicurarsi che nessuno stesse vedendo, si arrotolò i pantaloni di un cotone molto leggero e si allungò per salvare quei pochi fogli da un sicuro naufragio.

Li ripiegò per bene e, facendo attenzione a non sciuparli, li affossò nelle sue capienti tasche, inforcò il suo mezzo e si diresse con pedalate più decise verso casa. Pareva essere un bimbo che, di nascosto dal negoziante, si era infilato in tasca una caramella senza pagarla.

Il paese di Caresana era ormai vicino e Arsenio non vedeva l’ora di poter giungere a casa per leggere quelle pagine che solo per un puro caso o forse per un motivo ben più importante, avevano destato in lui una curiosità così forte da indurlo a raccoglierle da un fossato pieno d’acqua.

Giunto a ridosso del portone di casa, ripose la sua fedele amica e, curando di non accendere troppe luci per evitare una sicura invasione di insetti, infilò la chiave nella serratura ed entrò nella sua dimora.

Arsenio era un uomo che viveva solo non perché non avesse mai avuto l’occasione giusta per ammogliarsi ma per scelta in quanto, come amava ripetere agli amici, non aveva alcuna intenzione di portarsi in casa un’estranea.

Prima di fare ogni altra cosa, tolse dalle tasche i fogli raccolti e li stese ordinatamente e con cura maniacale sul tavolo della cucina. Aveva deciso che avrebbe aspettato il giorno seguente prima di maneggiarli nuovamente lasciando agli stessi il tempo di asciugarsi e di ambientarsi nel nuovo luogo. Sentiva di aver instaurato con quei fogli un rapporto strano, quasi magico, quelle righe scure, quasi illeggibili a causa della troppa acqua che avevano assorbito, davano a quei fogli un’aria triste, sembrava quasi che piangessero, che quel gesto di umanità fatto da Arsenio fosse stato male interpretato dagli stessi che forse pensavano di fare una fine più triste in quella casa rispetto a quella che ormai era stata loro assegnata in quel fosso in quella sera.

Quella notte Arsenio ebbe incubi tremendi, sognò di quando da bambino cadde in un pozzo e ci rimase per parecchie ore prima che suo padre lo trovasse, di quando poco più che adolescente all’insaputa dei suoi genitori rubò le chiavi dell’auto e si fece un giro terminato in maniera ingloriosa in una risaia, ed altri incubi ancora peggiori perché non supportati da fatti realmente accaduti ma creati dalla sua immaginazione e quindi ancora più terribili.

Un caldo raggio estivo, facendo breccia tra le ante della sua finestra, colpì il suo viso e Arsenio, quasi come svegliato da un dolce bacio, aprì gli occhi pieni di sonno e mise i piedi giù dal letto.

Come un bimbo la mattina di Natale, ripensando ai suoi fogli stesi sul tavolo, corse in cucina. Il suo stupore fu enorme quando vide che i fogli si erano non solo asciugati come logicamente lo stesso Arsenio si attendeva, ma si erano magicamente ordinati e rilegati in un elegante volumetto dal titolo “I Piani Energetici Ambientali Regionali e Provinciali”.

Questo fatto convinse Arsenio che le sensazioni strane che lo avevano invaso la sera prima venivano confermate da questo inspiegabile e magico evento.

Pensando di essere ancora cullato dalle braccia di Morfeo, non riuscendo evidentemente a dare altra spiegazione a quell’evento, si sedette sulla sua poltrona preferita e incominciò a leggere quelle righe composte da parole che avevano ora un contorno chiaro senza le sbavature che si sarebbero dovute avere su un foglio rimasto in acqua per chissà quanto tempo e asciugato al calore estivo su una vecchia tavola da cucina.

Leggendo quelle righe Arsenio si convinse che non poteva essere solo il caso che lo aveva condotto a quei fogli, doveva esserci qualche cosa di diverso, di più profondo ed allo stesso tempo magico, qualche cosa che, al momento, a lui era sconosciuta ma che contava di scoprire.

Per evidenziare la stranezza della situazione che si era venuta a creare e per aiutare il lettore a meglio comprendere le perplessità di Arsenio, si ritiene utile trascrivere per intero alcuni passi tratti dai magici fogli.
Attualmente i punti deboli della filiera della biomassa appaiono quelli a monte, che riguardano la programmazione e la successiva gestione dell’approvvigionamento dell’impianto, correlati al dimensionamento e al rifornimento dello stesso nonché alla garanzia di un bilancio ambientale positivo anche attraverso la valorizzazione delle aree boscate.La delibera regionale proseguiva poi Appaiono quindi necessarie misure per lo sviluppo di una gestione adeguata nell’area che si intende utilizzare come bacino di approvvigionamento, nonché per la realizzazione di nuovi impianti, solo dopo attenti e veritieri studi sulla disponibilità della materia prima sull’efficienza dei cantieri di lavoro, sulle infrastrutture stradali, sulla sicurezza di continuità di approvvigionamenti degli stessi……appare altresì indispensabile favorire la diffusione di impianti di media taglia (3-6 megawatt termici), dedicati alla produzione di energia termica per usi civili, commerciali anche mediante opportune reti di teleriscaldamento caratterizzati da un elevato rendimento energetico e bassi limiti di emissione, che si pongano al centro della filiera di produzione…..”.

Arsenio si alzò dalla poltrona nella quale era affossato e decise che prima di proseguire nella lettura si sarebbe bevuto un caffè.

Terminata la pausa, prima di ritornare ad immergersi nella lettura, Arsenio si spostò sotto il porticato, accese il suo mezzo toscano dando una grande boccata, espungendo poi il fumo in una nuvola che contrastava con l’azzurro del cielo di quella giornata d’estate.

Chissà perché proprio a lui, chissà perché ieri sera si fermò per raccogliere quei pochi fogli, perché proprio ieri. Mai Arsenio si sarebbe sognato di entrare in un fosso pieno d’acqua per raccogliere dei pezzi di carta. Questo fatto, questo suo inusuale comportamento lo aveva stupito e aveva innescato in lui il desiderio di capire.

Abbandonando i suoi pensieri in mezzo all’ultima nuvoletta di fumo emessa dal suo toscano, rientrò in cucina, riprese il suo volumetto rilegato magicamente e si riadagiò sulla sua adorata poltrona riprendendo la lettura.
……il Consiglio Provinciale di Vercelli ha ritenuto opportuno individuare alcuni criteri ed indirizzi prioritari che costituiscono linee guida utili per lo svolgimento dei procedimenti di valutazione dei progetti e per le analisi e valutazioni degli uffici provinciali, indirizzi che devono essere rispettati e considerati per la presentazione delle istanze e l’analisi e la valutazione dei progetti di realizzazione di centrali e impianti per la produzione di energia elettrica, criteri che vengono di seguito riportati:

Arsenio si fermò, si tolse gli occhiali che era ormai costretto ad usare da alcuni anni per poter leggere e si chiese che senso avesse quello che stava leggendo. Cosa gli poteva interessare tutto ciò? Decise in ogni modo che se il destino lo aveva scelto, era giusto continuare a leggere il documento per poi alla fine rifarsi la stessa domanda. Forse allora avrebbe trovato una risposta plausibile.

Tra i criteri da rispettare per la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica che venivano tassativamente indicati dalla Provincia, Arsenio si soffermò particolarmente su alcuni di essi:

….disponibilità sul territorio provinciale delle biomasse e materie prime da utilizzare; conclusione di contratti preliminari di approvvigionamento sottoscritti con validità di almeno 5 anni; organizzazione della filiera a livello locale che favorisca una economia di scala a ricaduta locale; accurata progettazione dell’impianto di abbattimento delle emissioni, con particolare riferimento alle norme nazionali e regionali più restrittive in materia di emissioni in atmosfera e nell’ambiente in generale; garanzia dell’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili ai fini energetici e ambientali privilegiando la realizzazione di centrali e impianti di taglia medio piccola, al massimo 5 megawatt termici, ai fini di uno sfruttamento sostenibile delle risorse e delle aree disponibili; buona accessibilità delle aree disponibili, al fine di limitare interventi di modifica e adeguamento della viabilità locale e del sistema irriguo esistente; non commutabilità della tipologia di biomassa per almeno 10 anni dalla data di rilascio dell’autorizzazione; privilegiare la realizzazione di centrali e impianti che utilizzino il calore residuo (teleriscaldamento); adeguate condizioni di trasporto delle materie prime dal luogo di origine sino alla centrale di combustione, anche con riferimento alle emissioni di inquinanti prodotte in atmosfera ed all’aumento del traffico indotto dalla nuova attività.

Arsenio non era mai stato considerato un uomo molto sveglio, pronto nel comprendere, lui era uomo di fatica come gli aveva insegnato suo padre, altri in paese erano impegnati nel capire, nel gestire, prendendo le decisioni per il bene della comunità. Vi erano fior di amministratori in paese che avrebbero certamente più e meglio di lui capito e messo in atto tutte le determinazioni necessarie alla tutela della popolazione.

Perché, incominciò a chiedersi, su quella bicicletta, in quella serata non c’era qualcun altro, qualcuno più acculturato di lui, qualcuno che avrebbe potuto capire immediatamente che cosa quei fogli dicevano, qualcuno che non solo ne avrebbe capito il contenuto ma che avrebbe anche divulgato quelle importanti decisioni prese da organi supremi e valide per tutti coloro che erano intenzionati a costruire nuove centrali elettriche? Mentre analizzava questi pensieri gli balenò l’idea che forse il destino aveva scelto lui perché solo lui si sarebbe fermato a raccogliere quei fogli proprio perché uomo semplice.

Che cosa volevano dire tutte quelle parole messe sapientemente in fila, avevano forse qualche attinenza con un progetto di una enorme centrale a biomassa di circa 50 megawatt termici che l’amministrazione era intenzionata a fare sul territorio di Caresana, progetto del quale anche lui, come del resto quasi tutti, non ne sapevano un granché ?

La testa incominciava a dolergli; basta, avrebbe preso quel fascicoletto misteriosamente rilegato e, nottetempo, lo avrebbe riportato nello stesso posto in cui lo aveva pescato.

Presa quella decisione ripose la causa del suo mal di testa in un cassetto e inforcò la sua bicicletta per fare un bel giretto ristoratore.

Uscì dal paese e imboccò una stradina inghiaiata che portava in mezzo alla campagna, alla sua campagna, passò vicino a vecchie cascine, seguì l’argine del fiume Sesia, ripercorse vecchie strade che faceva con suo padre quando lo portava con lui a controllare gli argini delle risaie. Si ricordò di quella volta quando il fiume Sesia decise che il suo letto doveva essere molto più largo e si impossessò di molte terre che lo costeggiavano arrivando a minacciare quasi l’abitato e allora prese la sua piccola bicicletta e andò a vedere da vicino quell’evento, per fortuna, straordinario.

Non capiva, non riusciva a capacitarsi, non ci aveva mai pensato prima di allora, quella campagna, la sua campagna sarebbe stata di lì a poco occupata da una grande centrale, da una costruzione ciclopica che però in cambio, pensò nella sua modesta testolina, gli avrebbe permesso di tenere la luce accesa anche di giorno. Arsenio ricordava quando suo padre lo riprendeva quando, uscendo dalle stanze della cascina in cui abitava, lasciava accesa la lanterna.

“Bene”, disse ad alta voce, “quando questa centrale sarà fatta lascerò tutte le luci accese, anche quelle del porticato e anche quelle dell’automobile”.

Dopo aver pronunciato queste parole fece una sana risatina che gli evidenziò le due fossette a lato della bocca che quando era bambino piacevano tanto a sua madre, disposta, quando lui sorrideva, a perdonargli quasi tutte le marachelle.

Il campanile del paese suonava mezzogiorno e, mentre in lontananza già suonava l’inno di Mameli, Arsenio decise di tornare verso casa anche perché incominciava ad avvertire un certo appetito.

Entrando in paese incontrò alcuni paesani e, rivolgendo a tutti un cordiale saluto, non riusciva a non chiedersi perché quei magici foglietti non fossero nelle loro case, nei loro cassetti invece che nel cassetto della sua cucina.

Entrando in casa prima di affaccendarsi ai fornelli decise di dare un’ultima occhiata al volumetto, ma aprendo il cassetto che doveva contenere il “pescato”, rimase senza fiato nel vedere che i fogli erano tutti bianchi.

Tutte quelle strane parole che Arsenio non riusciva a comprendere fino in fondo erano sparite, fogli bianchi, candidi come la neve che d’inverno ricopriva i campi attorno al paese.

Che cosa avrebbe potuto fare, come avrebbe potuto riportare quelle parole sui fogli? Cercò di ricordare quello che aveva precedentemente letto senza successo e pensò che solo quando non hai più qualche cosa ti accorgi che quel qualche cosa era per te importante.
Fogli di carta: ecco che cosa erano in realtà. Fogli di carta scritti con parole che per lui non avevano senso. Decise che non ci avrebbe più pensato e che non avrebbe nemmeno perso tempo per andare a riportarli nel fosso dal quale provenivano.

Dopo quel giorno Arsenio continuò a condurre la sua solita e monotona vita: da quando era andato in pensione le sue giornate erano la fotocopia l’una dell’altra.

Una notte però, complice la peperonata o chissà cos’altro, ritornò ad avere incubi terribili.

Sognò che nel suo tranquillo paese arrivavano camion e ruspe sbancando terreni, scavando enormi voragini, costruendo edifici, ciminiere che modificavano radicalmente il paesaggio. Le stradine che lui percorreva in bicicletta venivano cancellate, le belle cascine che facevano parte del patrimonio di quella zona sembravano piccoli vasi di coccio in mezzo ad enormi botti di ferro e, se avessero potuto avere invece delle fondazioni delle robuste gambe, sarebbero certamente fuggite in altri luoghi. Gli animali del posto dopo aver indetto un’assemblea generale decidevano che era meglio cambiare aria, avvicinarsi magari alla vicina collina monferrina dove le centrali di questi tipo non erano consentite dalla locale amministrazione; sognò che suo padre con altri amici contadini, trasformavano i loro vecchi trattori in agili fuoriserie per potersi allontanare al più presto da quei luoghi. L’incubo era tremendo, aveva voglia di gridare, di urlare a tutti che non si doveva accettare che decisioni prese da estranei potessero diventare legge nel proprio paese.

Proprio mentre, madido di sudore, continuava a rigirarsi nel letto e vedeva davanti ai suoi occhi tremendi scenari, si svegliò di soprassalto e si precipitò in cucina. Riaprì il cassetto dove erano ancora conservati i fogli e vide con immenso stupore che erano ritornati vergati dal nero inchiostro.

In quel momento fu chiaro ad Arsenio che fino a quando non si fosse fatto carico di capire la valenza di tali documenti, sarebbe stato minacciato da quegli orribili incubi. Quei fogli gli stavano mandando messaggi chiari.

Investito di un nuovo fortissimo desiderio di capire, Arsenio si immerse nella lettura e riuscì alla fine a comprendere perché proprio lui era stato il prescelto. Riuscì quindi a rispondere alla domanda che si era fatta e che pareva non avere alcuna logica spiegazione.

Arsenio capì che non si sarebbe mai potuto materializzare uno scenario come quello che gli appariva in sogno, Regione e Provincia avevano provveduto a dare regole chiare, precise e non interpretabili, regole che avrebbero tutelato gli abitanti permettendo loro di dormire sonni tranquilli e di non essere assaliti dagli incubi.

Arsenio però non riusciva a capire perché quelli che lui riteneva i bravi amministratori, quelli che venivano considerati dai suoi vecchi le persone alle quali bisognava dare fiducia e rispetto, non avessero letto quei fogli così ben rilegati. Perché lui li aveva letti e loro no? Perché se lui aveva capito altri non avevano capito, e se al contrario li avevano letti – capendoli – perché continuavano a tacere e a dire che tutto andava bene?

A questa domanda il nostro amico Arsenio non riuscì a dare una convincente risposta ma una cosa capì benissimo: non avrebbe mai amministrato nulla che non fosse solo e unicamente suo, qualche cosa che se mal gestito sarebbe stato pagato a caro prezzo da altri e questa volta, purtroppo, non solo con incubi.

Se qualche cosa nel racconto si avvicina a persone reali si è trattato di un errore. Il racconto è frutto della pura fantasia, tranne la parte evidenziata che è stata tratta dalla Deliberazione del Consiglio Regionale 3 febbraio 2004, n. 351-3642 Piano Energetico Ambientale Regionale e dal Consiglio Provinciale di Vercelli – Sessione Straordinaria del 17 marzo 2008 – Atto n. 64 – Piano Energetico Provinciale. Atto di indirizzo. Prot. n. 1006.

Ricordate che “nemo victus, nisi fatetur”: nessuno è vinto se non si dà per vinto.

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