Non dire quattro… (che ne spuntano altre quattro)

La Sesia del 26 gennaio 2010Meno di due mesi fa avevamo scoperto casualmente che qualcuno voleva costruire quattro nuove centrali a biomassa (olio vegetale) a pochi passi da noi, nell’area industriale Co.Ser. di Pezzana.

Ora scopriamo che dev’essere questa la tendenza-moda per l’anno 2010: anche a Trino qualcuno vuole costruire quattro centrali ad olio vegetale.

Si tratta delle stessa quattro società facenti capo alla Pangea Green Energy, proprio come a Pezzana. Anche se, pare, qualcosa è cambiato rispetto a qualche mese fa…

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ci sono 4 commenti per “Non dire quattro… (che ne spuntano altre quattro)”

  1. Pad scrive:

    Mercoledì scorso la Provincia di Vercelli ha presentato “Il piano energetico provinciale. Linee guida…impianati energetici per il risparmio energetico”.

    Mi son letto, non tutto il documento devo essere sincero, alcune parti che ritenevo più interessanti per la nostra situazione attuale ed ho rilevato alcune fondamentali scelte della Provincia.

    Sulla base di questo piano energetico per i prossimi 5 anni si potranno installare centrali a biomassa (per noi sicuramente paglia di riso ma non è indispensabile che lo sia potrebbe essere qualunque tipo di biomassa) senza troppi problemi purchè garantiscano un livello di sicurezza.

    Poichè voi avete avuto sino ad oggi un ruolo fondamentale cosa ne pensate?

    Vi sarei grato se potete darmi una risposta in merito.

    Vi allego un estratto brevissimo dal piano energetico:
    Si pongono i seguenti obiettivi per i prossimi 5 anni:
    1. Sfruttamento di almeno il 50% della potenzialità della paglia di riso, pari a 36.475 MWhel/a con impianti di sola produzione elettrica e a 29.180 MWhel/a + 80.245 MWhth/a con produzione in cogenerazione.

    Biomasse e Biogas (come definite all’art. 2, comma1 del D.L. 387 del 29.12.2003 e s.m.i.)
    1. Nella definizione dei vincoli da rispettare per l’approvazione da parte della Provincia di Vercelli dei progetti di impianti a biomassa sono distinte due tipologie di impianti, in base alla provenienza della biomassa utilizzata (applicabili a biomasse, biogas e biocombustibili solidi, liquidi e gassosi):
    a) Impianti che utilizzano biomassa locale. Per biomassa locale si intende biomassa proveniente da un bacino di approvvigionamento limitato a 35 km dall’impianto. Per tali impianti si impone un limite di potenza installata (taglia dei generatori elettrici) pari a 5 MWel, che potrà essere elevato a 6 MWel in caso di funzionamento dell’impianto in cogenerazione…….
    b) Impianti che utilizzano biomassa non locale. Per tali impianti si impone un limite di potenza installata (taglia dei generatori elettrici) pari a 2 MWel, che potrà essere elevato a 3 MWel in caso di funzionamento dell’impianto in cogenerazione……..
    Per questa tipologia di impianti, la massima potenza complessiva dei nuovi impianti installabile nei prossimi 5 anni nel territorio provinciale è pari a 40 MWel…………
    2. Tutti gli impianti di sfruttamento della biomassa dovranno essere forniti di sistemi per l’abbattimento delle emissioni di inquinanti basati sulle migliori tecnologie disponibili (BAT, Best Available Technologies) e rispettare i più severi limiti previsti dalle normative in vigore al momento dell’autorizzazione, con eventuali raccomandazioni/prescrizioni aggiuntive formulate dall’Amministrazione Provinciale.

    • Tuteladellabassa scrive:

      Come già anticipato dai tecnici della Provincia, il Piano Energetico va proprio nella direzione di permettere la costruzione delle centrali, ma imponendo limiti ben precisi. Questo per limitare la nascita come funghi di centrali “pulite” solo per speculare e non per dare un utile contributo alla società. D’altra parte la provincia di Vercelli ha già una quantità più che sufficiente di elettricità, e grandi centrali a biomassa non sarebbero nè utili, nè fattibili con la (poca) biomassa a disposizione.
      In questi termini ha senso permettere la costruzione di minicentrali che utilizzino biomassa locale, e ridurre drasticamente le dimensioni a quelle che, invece, funzioneranno con biomassa proveniente da fuori provincia o peggio (pensiamo ai casi in cui si scegliesse di bruciare olio di palma).
      È, quindi, ragionevole pensare che impianti di così bassa potenza siano molto meno appetibili per speculatori che mirino solo ad accaparrarsi le sovvenzioni comunitarie, e più dimensionati all’uso che potrebbe averne una piccola comunità come le nostre e alla scarsa disponibilità di biomassa locale.

  2. Pad scrive:

    in merito a quanto pubblicato su La Stampa del 27/03/2010 – pagina di Vercelli – “Il bruciatore a paglia di riso….”
    Cosa ne pensa la vostra associazione?

    • Tuteladellabassa scrive:

      Purtroppo non siamo riusciti a trovare l’articolo segnalato, ma il nostro punto di vista rimane quello che abbiamo espresso riguardo il progetto di centrale a Caresana.
      Riassumendo brevemente: la paglia disponibile (non interrata dagli agricoltori per buona pratica agronomica) è poca, e il periodo di raccolta del riso non è ottimale, dal punto di vista meteorologico, per poter avere una quantità di paglia sufficiente con un’umidità idonea all’utilizzo nei bruciatori.
      Nel caso in cui si trovasse abbastanza paglia (ovviamente tra la poca ancora bruciata in campo, altrimenti si va a sprecare un’utile strumento agronomico), non si vede nulla di problematico in un piccolo impianto che smaltisca uno scarto ricavandone energia. Chiaramente ricordando che la paglia non è *pura*, ma contiene ciò che la pianta ha assimilato durante la coltura attraverso l’acqua, l’aria e il terreno: diserbanti, antiparassitari, e anche metalli pesanti, nel caso di colture vicine a strade di grande comunicazione.

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